DEMOLIAMO LUOGHI COMUNI
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domenica 17 maggio 2015

Gli ultimi giorni per Bruxelles

Un buon articolo del Sole24Ore ci permette di fare il punto sulla situazione greca, cogliendo qualche spunto e anche qualche conforto alle nostre tesi.
Il pezzo è così riassumibile. Apparentemente è interesse di entrambe le parti (governo greco ed "eurocrati") addivenire ad un compromesso; è infatti interesse della Grecia rimanere nell'euro e ricevere i miliardi che l'Eurogruppo ancora trattiene: è interesse degli eurocrati mantenere la Grecia nell'euro, e vedersi onorati i propri crediti. Vi sono però delle resistenze politiche su tre diversi versanti, che hanno una comune origine. 

L'origine è l'operato del governo Tsipras, che ha cambiato le regole del gioco europeo. E il mainstream lo riconosce: "una nota interna dello staff del FMI osserva che Tsipras ha invertito il corso delle riforme del sistema pensionistico, del mercato del lavoro (dove progressi erano stati fatti) e della pubblica amministrazione" Laddove per "mercato del lavoro" bisogna intendere taglio degli stipendi, per "pensioni" taglio dell'assegno mensile, e per "pubblica amministrazione" taglio del personale mediante licenziamenti di massa. "Inoltre mancano riforme strutturali di politica fiscale" e qui bisogna leggere tagli alla spesa pubblica, ovvero alla sanità, alla scuola, al benessere dei cittadini. In buona sostanza "il documento del governo greco non è in continuità con il memorandum d'intesa sottoscritto dal governo Papademos nel 2012". Si intuisce lo sconforto degli eurocrati: il popolo greco subisce anni di austerity distruttiva da parte dei propri governi, conseguentemente decide di mandarli a casa votando una forza politica che promette di porre fine all'austerity, e quella forza politica mantiene la promessa. Si tratta in effetti di uno schema inedito in Europa. Il nuovo governo è anche caratterizzato da poca creanza: "ai rappresentanti del Bruxelles Group (l'ex Troika) non è più garantito l'accesso agli uffici ministeriali ad Atene". Si erano abituati troppo bene. "Uno dei capi missione racconta che da una settimana non riesce a mettersi in contatto telefonico con gli interlocutori greci". Che mascalzoni!

Queste considerazioni, e questi fatti, dovrebbero finalmente fare piazza pulita del luogo comune propagandistico, ad uso e consumo dei politici tedeschi che vogliono apparire vincitori del negoziato, che dipinge il governo di Tsipras come un governo pronto a cedere alla UE, un governo di calabraghe se non proprio di traditori. Liberi dai luoghi comuni, si può finalmente cominciare a capire la portata della rivoluzione che ha interessato la Grecia, e che rischia di estendersi all'intera Europa. Per spiegare meglio il punto, occorre tornare ai tre versanti di crisi prima accennati.

Il primo ostacolo alla conclusione di un compromesso valido per entrambe le parti, pur in presenza di un netto mutamento delle riforme greche in senso progressista e anti-austerity, è la pervicacia del governo greco nel non volere recedere dalle proprie posizioni. D'altro canto se ciò accadesse sarebbe la fine di quel governo e di SYRIZA. 
Il secondo ostacolo è il fatto che il cambio di rotta del governo greco mette in gravi difficoltà il governo tedesco. "Un accordo troppo generoso con Atene mettere in imbarazzo soprattutto Angela Merkel che finirebbe per garantire a Tsipras quello che aveva negato ad Antonis Samaras, ex-premier greco e leader di un partito che fa parte dello stesso gruppo parlamentare europeo di quella della cancelliera". Notiamo en passant che l'articolista non è nemmeno sfiorato dal dubbio che Samaras fosse ben contento di adottare le riforme "imposte" dalla Merkel, dato che quelle riforme facevano parte del programma del suo partito nonché di quello del Partito Popolare Europeo. Comunque "Merkel dovrebbe presentarsi al Bundestag e spiegare per quale ragione dopo sette anni di intransigenza ora si è piegata ad un governo ostile alla linea europea propria e degli altri governi". Rileggiamo la definizione del Sole24ore del governo Tsipras: "un governo ostile alla linea europea propria e degli altri governi". Ehi, ma non erano dei traditori euristi?
L'ultimo ostacolo è rappresentato dalla BCE, che paventa la possibilità di un "haircut" del debito greco e che negli ultimi giorni, per bocca del membro del Board Weidemann, presidente della Bundesbank, "ha cominciato a lanciare messaggi di aperta ostilità nei a un eccesso di tolleranza nei confronti di Atene".

Queste considerazioni, e questi fatti, dovrebbero fare piazza pulita di un altro luogo comune, quello secondo il quale il governo Tsipras avrebbe dovuto minacciare l'uscita dall'euro in caso di mancata accettazione delle proprie proposte. Ne abbiamo già parlato. Se Merkel sarebbe in difficoltà nel presentare al parlamento l'attuale accordo con i greci, figuriamoci come sarebbe la situazione se tale accordo fosse stato presentato in termini ricattatori. Già oggi il vice-presidente della CSU, come nota l'articolo, parla a favore dell'uscita della Grecia dall'euro. Minacciarla avrebbe semplicemente accellerato il voto contrario di Berlino alle proposte greche

Quali conclusioni trae l'autore del pezzo da questi elementi? Che l'accordo è sì conveniente per entrambe le parti, ma che è difficilmente digeribile per il parlamento tedesco. L'alternativa all'accordo, si fa notare in conclusione, sarebbe l'uscita della Grecia dall'eurozona, la qual cosa peraltro danneggerebbe anche Merkel ("la Cancelliera (...) sa che se Atene uscisse dall'euro, sarebbe un giudizio tombale sull'intera sua strategia di gestione della crisi").

Al di là della credibilità personale della Merkel, ai tedeschi non conviene forzare la mano: la dimostrata fedeltà all'euro e al progetto europeo testimoniata dal governo greco renderebbe impossibile dipingerlo come responsabile dell'uscita, la quale si scaricherebbe sugli eurocrati. Ma c'è di più: l'uscita della Grecia genererebbe un effetto domino, che porterebbe alla disgregazione della moneta unica. Ecco perché nemmeno alla BCE conviene forzare la mano: dopo l'uscita Atene continuerà a esistere, l'istituto di Francoforte invece no. 

Ecco perché, comunque vada, gli esiti della rivoluzione (democratica) greca si irradieranno su tutta europa: provocheranno o la dissoluzione dell'euro, o il mutamento delle sue regole, che si dimostreranno nient'affatto eterne e inesorabili. Non è sicuro che entrambe le eventualità convengano al popolo greco; di sicuro nessuno delle due rientra tra i piani degli eurocrati. Ed ecco perché non stiamo assistendo alle ultime giornate per Atene, ma agli ultimi giorni per Bruxelles.

domenica 22 marzo 2015

Cosa c'è che non va nell'Antisistema

Claudio Martini

Il lettore sa bene che il blog dal quale provengo si trova inserito in una specifica nicchia del web: quella della contro-informazione, o dell'informazione alternativa. Si tratta di una nicchia a tutt'oggi egemonizzata da schemi ideologici tipici della vecchia sinistra, anche se in verità non mancano gli sbandamenti a destra. In una frase, è il micro-cosmo dell'Antisistema.
Internet è uno strumento che permette di raccogliere ed elaborare milioni di dati e innumerevoli opinioni. È naturale pensare che, se ben utilizzato, possa essere l'incubatrice di un pensiero diverso, alternativo rispetto a quello dominante. Molti di noi, insomma, sono affascinati dalla speranza che un cambiamento della società possa germinare, a poco a poco, dal web. È la speranza che ci spinge a scrivere blog, quando ne abbiamo tempo e possibilità.
Sfortunatamente, si tratta di una speranza priva di fondamento. Non saremo noi a dar vita all'alternativa. Chiariamo perché, con due esempi.

John Kerry, qualche giorno fa, ha chiarito che gli USA intendono negoziare con Assad; in altre parole, che escludono una uscita di scena di quest'ultimo. Carla del Ponte è stata ancora più esplicita.
Era ovvio a chiunque masticasse un po' di storia del medioriente che gli USA non avevano mai avuto in mente di scalzare Assad, per non rovinare i rapporti con l'Iran, con il quale gli americani tentanto da anni di chiudere un accordo. Era evidente a chiunque consultasse le agenzie di stampa che la rivolta anti-Assad era del tutto spontanea e non pre-organizzata, ed era semplicemente dovuta all'incredibile asprezza della repressione del regime. Era del tutto evidente che gli USA non sarebbero mai intervenuti in Siria, come erano intervenuti in Libia.
L'Antisistema, pertanto, si è trovato di fronte ad una genuina rivolta popolare contro un regime para-nazista, ampiamente tollerato dagli USA, e cosa ha fatto? Ha sostenuto Assad, con tutto il cuore. Ha parlato di attacco imminente, sia all'Iran che alla Siria. Ha parlato di rivolta etero-diretta e di infiltrazione della CIA. Ha negato o minimizzato i crimini contro l'umanità del regime. Tutto perché Assad diceva di essere contro gli USA e Israele; tutto a dispetto dei fatti e della solidarietà umana nei confronti dei siriani.
Il mio, per aver detto la verità, ha ricevuto soltanto insulti. Il migliore è il seguente:

Cara mezza sega redattore di questo cesso di blog, ho appena notato le tue deiezioni a mezzo tastiera su (...), se sei uomo e hai le palle ti invito a presentarti a uno dei numerosi incontri a favore della Siria, della Resistenza Palestinese, di Hezbollah, della Repubblica Islamica Iraniana e dell'unione Eurasiatica a cui normalmente partecipo come relatore, moderatore o semplice spettatore (li troverai elencati via via sul mio blog), là avrai modo di ripetere le tue sfide e i tuoi insulti, nel qual caso ti riseverò una magistrale 'grigliata' di quelle che ti faranno voglia di andare a nasconderti nel tuo buco di culo internettiano e non uscirne mai più. Se poi cercherai di passare a vie di fatto sarò più che lieto di esercitare il mio diritto all'autodifesa.
Ecco, vedete, galantuomini simili si trovano attualmente al governo, in Siria...

Un altro esempio è L'Ucraina. L'Ucraina è l'UNICO esempio recente di rivolta popolare europea. Euromaidan è stato un movimento spontaneo, del tutto autonomo dagli (indecenti) partiti dell'opposizione filo-occidentale, che è riuscito, da solo, a scalzare un regime insopportabile. Maidan è riuscita a imporre la cacciata di Yanukovich, nonostante l'attivismo dei partiti di opposizione e dele cancellerie occidentali di mantenerlo al potere mediante un compromesso. Si è trattato di un evento grandioso, da studiare, da prendere a modello: un'insurrezione riuscita.Prossimamente, su questo blog, ci proponiamo di tratteggiarne la storia.
Questa piccola rivoluzione è stata letteralmente strangolata da Putin, che l'ha soffocata sul nascere mediante l'aggressione militare contro lo stato ucraino. Per farlo, Putin si è avvalso anche di bande paramilitari, piene zeppe di neonazisti, ricevendo l'applauso delle estreme destre europee. 
Come ha reagito l'Antisistema? Naturale: ha diffamato la rivolta popolare (defininendola fascista), ha sposato la causa delle bande separatiste filo-russe (definendole antifasciste), ha denunciato possibili aggressioni NATO alla Russia (!) e ha riconfermato la propria fede in Putin come baluardo dell'antimperialismo. Come se Lenin, a suo tempo, avesse appoggiato la Germania guglielmina in funzione anti-britannica.

L'ultima cantonata l'Antisistema l'ha presa con riguardo al governo di Alexis Tsipras; non si è trovato di meglio che lanciare un'allucinante campagna di diffamazione contro quel governo in generale, e contro Varoufakis in particolare. Ma ne abbiamo già parlato.

Che conclusioni possiamo trarre da questa trattazione sommaria della questione?

L'Antisistema ha tre grossi problemi: 

1) non è in grado di analizzare e intepretare correttamente l'attualità. Prende davvero fischi per fiaschi. L'esempio dell'attacco militare all'Iran e alla Siria è solare.
2) non è all'altezza della complessità dei problemi. Interpreta tutto su schemi binari: ad esempio americani cattivi/ non americani buoni. Predilige le soluzioni più semplicistiche e vacue ("usciamo dall'euro e tutto si aggiusterà"). E questo al netto delle bufale in cui puntualmente cade (questa era da Oscar). Non è in grado, in buona sostanza, di offrire un'alternativa intellettuale all'egemonia culturale del mainstream.
3) non è capace di entrare in sintonia con le esigenze degli oppressi. L'assenza di empatia nei confronti delle masse che manifestavano contro il governo Yanukovich, o di quelle che manifestano a favore del governo Tsipras, è abbastanza evidente. Fateci caso: non c'è un singolo movimento di massa contro cui l'Antisistema non si sia scagliato negli ultimi anni, in Europa e nel mondo. Tutti i movimenti popolari vengono classificati, quasi di default, come rivoluzioni colorate made in CIA.

In ultima analisi, l'Antisistema si comporta esattamente come una setta, gelosa della propria purezza e del proprio minoritarismo. Quando entra in contatto con elementi che mettono in dissordine i suoi schemini ideologici, reagisce insultando. Non stupisce dunque che l'Antisistema sia preda di guru, blogger narcisisti, leader improvvisati e tanti profeti del nulla: costituisce anzi il terreno d'elezione di questi personaggi.
Nessuna aspettativa pertanto, può essere nutrita sulle capacità dell'Antisistema di elaborare un pensiero che possa davvero sfidare l'egemonia del mainstream. Il lettore che va cercando questo pensiero non lo troverà nella nicchia web che, presumibilmente, è abituato a frequentare, È un vero peccato. L'alternativa nascerà altrove, non qui.