DEMOLIAMO LUOGHI COMUNI

sabato 18 aprile 2015

Alberto Bagnai e i Nazisti dell'Illinois

Partiamo da questa notizia. La Lega Nord non solo vuole radere al suolo i campi Rom, ritenuti indistintamente feccia della società. Non solo vuole sospendere le operazioni di soccorso navale nel Canale di Sicilia, il che non significa altro che lasciar annegare i migranti. Non solo esprime, attraverso i suoi esponenti di punta, l'esigenza di rivalutare il Nazismo. Adesso tra i bersagli ci sono anche i partiti comunisti. Ricorda la poesia di Martin Niemoller: prima vennero...

La Lega di Salvini si presenta come diversa dalla Lega austeritaria, tecnocratica e confindustriale di Maroni e Tremonti; quella che è stata al governo fino al 2011, per intenderci. In realtà, gli elementi di intolleranza e razzismo erano già fortissimi allora, e si può dire che facciano parte del patrimonio genetico del partito. Con Salvini, tuttavia, quegli elementi definiscono in via quasi esclusiva la linea del partito: una linea di attacco, aggressiva e feroce, tesa a costruire un forte polo di destra neo-nazista in Italia, sul modello greco e ungherese, ancor più che francese. Il tutto con il favore di media irresponsabili, che con l'intento di fornire a Renzi una opposizione di comodo danno visibilità alla nazi-Lega, giocando con il fuoco. 

La Lega di Salvini è una minaccia per la democrazia. C'è da chiedersi cos'altro dovrebbero fare i suoi esponenti perché tanti se ne accorgano: passare all'azione? Organizzare dei pogrom?

Ora, Alberto Bagnai è molto, molto vicino alla Lega Nord. Fino a ieri gravitava soprattutto nei pressi di Gianni Alemanno, ma poi qualcosa è andato storto. Si può dire che Bagnai abbia avuto una parte non trascurabile nel successo della nazi-Lega di Salvini: in effetti un partito di estrema destra favorevole all'euro, com'era la Lega  prima del 2013-2014, è una contraddizione in termini. Bagnai ha fornito a Salvini le parole per dirlo; e di conseguenza la Lega ha potuto attingere appieno al suo bacino elettorale naturale. Un sodale di Bagnai, Claudio Borghi, è divenuto persino un quadro organico del partito. 
Come molti lettori si ricorderanno, la carriera di "divulgatore" anti-euro di Bagnai non inizia tanto con gli articoli sul Manifesto o su La Voce, bensì con il convegno di Chianciano dell'ottobre 2011; Convegno organizzato da quei Marxisti dell'Illinois di cui tanto il nostro si è fatto beffe in questi anni.

A questo punto la domanda sorge spontanea: ma che senso ha prendere le distanze dai Marxisti dell'illinois, per poi cadere nelle braccia dei Nazisti dell'Illinois, anzi della Padania?

Ma non eravamo tutti contro l'euro in nome dell'antifascismo, perché l'euro è nazista? (ah no, forse adesso l'euro è comunista...). Come si fa a combattere l'euro-nazismo collaborando con una forza neo-nazista? Forse Bagnai, per una questione morale ancor prima che politica, farebbe bene a pronunciarsi in maniera chiara e netta contro le mostruosità della Lega di Salvini. Parola di commentatore n.1 del suo blog (firmato):







domenica 12 aprile 2015

Ma #Fuoridalleuro sta funzionando?

Un luogo comune abbastanza diffuso nell'ambito dell'Antisistema è quello secondo il quale il M5S deve la sua crisi ad una posizione ambigua sull'euro; se il Movimento si fosse pronunciato chiaramente per l'uscita, si dice, non solo avrebbe impedito il successo mediatico e politico di Salvini, ma avrebbe sicuramente ottenuto un miglior risultato alle elezioni europee.
I dirigenti del M5S sembrano aver ascoltato questi suggerimenti, lanciando la campagna Fuori dall'euro, anzi #Fuoridalleuro. Saranno contenti quelli che insinuavano che il Movimento fosse composto da infiltrati dell'eurocrazia per sviare le masse.
La campagna è stata lanciata nell'ottobre del 2014. Sono passati più di sei mesi, ovvero un lasso di tempo sufficiente per valutarne le conseguenze in termini di consenso. Vediamo i risultati.


Il lettore è pregato di tracciare una linea verticale che parta da 'Oct 2014'.
Con tutta evidenza, la campagna per il referendum sull'euro non ha avuto il minimo impatto sulle preferenze di voto per il M5S; non è riuscita né a scalfire il consenso del PD, né, in particolare, ad arrestare la crescita della Lega.
Se uno avesse la pazienda di consultare tutti i sondaggi degli ultimi sei mesi, noterebbe due cose: un discreto picco dei consensi al M5S in corrispondenza dell'inchiesta Mafia Capitale; e una leggera risalita nelle ultime settimane. Questa ultima risalita, a mio modesto avviso, è riconducibile alla circostanza, alla portata di qualsiasi osservatore, che da un po' di tempo il M5S non attira più l'attenzione dei media per i suoi contrasti interni, ma per le cose che dice; prova ne è il fatto che nei talk shows sono sempre più presenti esponenti del Movimento, e non più solo i fuoriusciti.
Alla luce di questi dati, è forse lecito formulare un'ipotesi: chi affermava che i guai del M5S erano dovuto all'ambiguità sulla questione euro esagerava, e grandemente, l'importanza che tale questione ha presso l'elettorato italiano, che è invece sensibile ad altre questioni; prima su tutte, il malaffare del ceto politico.

mercoledì 8 aprile 2015

Cosa abbiamo fatto per meritarci Diego Fusaro?

Ogni icona, anche piccola, merita il suo carico di satira. Diego Fusaro è indubbiamente una piccola icona, e questo è un pezzo di satira particolarmente penetrante.
L'autore ci offre una divertente decostruzione della figura mediatica di Fusaro. Prima che un intellettuale infatti, Fusaro è un giovane di successo, un'autentica vedette. Nell'odierna società dello spettacolo* ogni gusto e tendenza (la massoneria, gli amanti dello yoga, gli appassionati di flag football) ha diritto ad una propria nicchia spettacolistica all'interno della quale operano le piccole star che fanno da riferimento a quel piccolo mondo. Fusaro è una star dell'Antisistema.
Sugli aspetti macchiettistici del personaggio, e sulla sua auto-promozione in termini di marketing, non posso che rimandare al pezzo linkato in apertura. Vorrei però dire due parole sul pensiero di Fusaro, ammesso che in questo caso pensiero e marketing siano distinguibili. 
Se davvero il fine della giovane vedette è costruire un "nuovo senso comune" che faccia da base ad un "fronte trasversale anticapitalista", chi abbia una minima frequentazione degli scritti del Nostro e soprattutto di quelli Preve sa che quel "senso comune" altro non è che il vecchio ordine sociale borghese.
Fusaro si appropria di una parte in grado di toccare una o più corde dell'animo di ciascuno di noi: quella di chi denuncia i mali del nuovo e predica il ritorno ai valori dell'antico. La critica principale (se non l'unica) che il Nostro rivolge al capitalismo è di aver sconvolto il vecchio ordine sociale borghese, fatto di equilibrio, misura e certezze. In quest'ottica Marx viene rielaborato come filosofo integralmente idealista, hegeliano, conservatore e, in ultima analisi, borghese. Chi ha dei dubbi si legga i testi di Fusaro, o anche solo quelli di Preve, che sono scritti meglio e si trovano gratis su internet. Al capitalismo viene contestata la corrosione degli istituti della Famiglia, dello Stato, della Nazione, della Religione, della Scuola (intesa nel senso di educazione all'autorità). E' perciò perfettamente naturale che Fusaro contrasti aspramente l'espansione dei "nuovi diritti" (anzitutto civili), tuoni contro l'insegnamento in inglese nell'università, e assuma posizioni sull'immigrazione assimilabili a quelle dei partiti xenofobi. Quel che ci critica del capitalismo, in altre parole, è il suo (presunto) portato di modernità; non la sofferenza che infligge ai singoli e alle masse, né nessun'altra ragione.

Il senso comune a cui allude Fusaro è un senso comune reazionario; e qui sta forse la chiave intepretativa del personaggio. Poiché il senso comune reazionario è, in realtà, assai diffuso nella società, Fusaro potrebbe ergersi a interprete di questo sentimento (probabilmente) maggioritario; ma la sua esigenza di mantenere un successo di immagine e pubblico presso l'Antisistema lo costringe a utilizzare concetti e toni troppo radicali per la platea mainstream.

Ha qualcosa di vagamente "anticapitalista" questo discorso? Neanche per idea.
L'anticapitalismo, se significa qualcosa, è il tratto unificante delle esperienze di lotta per l'emancipazione e contro l'asservimento a cui conducono i rapporti sociali capitalistici. Non si lotta contro il capitalismo tanto per farlo, ma per affermare qualcosa che ha un valore concreto. Questi valori sono, tipicamente, la libertà e la dignità umana. La lotta per la libertà e la dignità accomuna tanto chi lotta per il salario quanto chi lotta per l'affermazione dei propri diritti civili. Il capitalismo non fa, e non ha mai fatto, nulla per la promozione dei diritti civili, che invece sono stati conquistati al prezzo di dure lotte, arginate dalle medesime forze che presiedono al mantenimento dei rapporti di produzione capitalistici. Del resto, solo un provinciale potrebbe individuare nella promozione dei diritti civili e nel superamento delle vecchie istitutuzioni "patriarcali" un tratto necessario dello sviluppo capitalistico: nell'ambito di un mondo completamente e integralmente dominato dalle logiche del mercato, i diritti civili sono protetti solamente in una sezione del globo, l'occidente. Gli stati del Golfo Persico, ad esempio, sono all'avanguardia dello sviluppo capitalistico contemporaneo, ma presso di loro nessuno dei vecchi valori patriarcali ha subito il minimo appannamento. Chi poi volesse alzare lo sguardo, noterebbe che in giro per il mondo (in Russia, in India, in Turchia, in Iran) si sviluppano regimi che coniugano perfettamente promozione del neoliberismo e soppressione delle libertà civili e "intime".  

Chi presenta gli elementi costitutivi di un programma politico reazionario, indicandone una natura anticapitalista, non fa altro che aggiungere confusione alla confusione, mistificazione alla mistificazione. Fusaro continuerà a farlo, perché l'Antisistema continuerà a eleggerlo a propria vedette e icona. E forse è proprio questo il motivo per cui ce lo meritiamo.



*naturalmente uso l'espressione società dello spettacolo in senso generico e volgare, e non nel preciso significato che vi ha attribuito Guy Debord.

sabato 4 aprile 2015

Ancora sulla Coalizione Sociale

Scrivevamo qualche giorno fa:

solo il tempo ci dirà se ciò che il segretario della FIOM immagina sia davvero una cosa seria, o una boutade televisiva. Certo, se è una cosa seria prima o poi verranno al pettine certi nodi: come quello della permanenza della stessa FIOM in quello che è, a tutti gli effetti, un elemento del sistema come la CGIL. 

Nella prima parte dell'articolo, come i 15 lettori ricorderanno, spiegavo quel che intendevo come condizione affinché l'iniziativa potesse dirsi seria: e ho denominato tale processo come programma di governo. Se invece l'intera operazione si rivelasse l'anticamera di una "cosa" elettorale per i fuoriusciti dal PD, il giudizio non potrebbe che essere impietoso:

lanciare nell'agone politico un cartello elettorale senza aver prima elaborato un progrmma di governo, compiere un'operazione di ricerca del potere per il potere: questo sarebbe, invece, un modo di mettere il carro davanti ai buoi, ed in definitiva di suicidarsi.

Chi scrive è un semplice spettatore privo di certezze, non in grado di prevedere quale piega prenderanno gli eventi. Questo è un carattere che mi distingue dall'amico Fabrizio Tringali, il quale invece ha già capito tutto:


Fabrizio si dice certo che l'intera operazione serva soltanto a

preparare il terreno alla nascita della "Syriza" italiana, cioè il partito di Cofferati*, l'ennesimo agglomerato di ceto politico sinistroide e maleodorante, recuperato dai cassonetti della spazzatura, ove è stato destinato dall'elettorato.

Cioè a costruire un cartello elettorale senza programma di governo; ciò che ho definito un'operazione di potere per il potere, priva di senso e di possibilità di vittoria. Una tale eventualità è senz'altro nell'ordine delle cose, e bene fa Fabrizio a metterci in guardia. Ma farebbe cosa ancora migliore se ci spiegasse perché. Ed è proprio questo, a prima vista, il principale difetto del suo articolo. Fabrizio fa un'affermazione, ma non la  giustifica:

infatti, basta provare a capire meglio le reali intenzioni di Landini, per accorgersi che la "coalizione sociale" è l'ennesima trovata utile a rivestire con uno slogan ciò che il sindacato al quale anche io sono iscritto offre davvero nel panorama politico italiano: il nulla assoluto.

Anch'io mi sono sforzato di capire, mi sono proprio concentrato, ma non ci sono riuscito. Mi aiuterebbe avere dei dati oggettivi. L'articolo ne offre?
Ripercorriamolo. In primo luogo, viene presentato "l'argomento delle TV":

Chiunque conosca un minimo gli intrecci fra media e potere, può facilmente intuire quanto possa essere davvero "rivoluzionaria" una proposta politica strombazzata su tutte le TV nazionali.

Questo però non può essere un argomento. Sarebbe come dire che l'idea di uscire dall'euro non è un'idea dirompente perchè viene ripetuta da leader politici (Meloni e Salvini) che presidiano le TV in una misura che Landini può solo sognare. D'altro canto, nessuno afferma che l'iniziativa di Landini possa e debba essere "rivoluzionaria". Appare molto più come keynesiana e socialdemocratica. E per ora, in Italia, per essere keynesiani e socialdemocratici non occorre rimanere nella clandestinità. 

Fabrizio prosegue:

Ovviamente la proposta di Landini ha scatenato un entusiasmo pari a zero.

"Ovviamente" perché? E fra chi non ha suscitato entusiasmo?

Dirigenti davvero interessati al bene dei lavoratori la cestinerebbero immediatamente.

Può essere vero, ma perché?

L'articolo prosegue con una breve carrellata delle malefatte dei sindacati italiani, fino ad oggi. Tutte critiche che, almeno a parole, incontrano il favore dello stesso Landini; ma si tratta di critiche fuori bersaglio, perché non giustificano un pronostico come quello fatto proprio dall'autore. 
A un certo punto apprendiamo che 

Il sindacato ha perso ogni capacità di lotta. E' riuscito a combattere solo le battaglie che le forze dominanti gli hanno voluto lasciar vincere, come quella sull'articolo 18 del 2002

Tutto abbastanza condivisibile, anche se non si capisce quale possa essere il criterio per distinguere tra le vittorie "vere" del sindacato e le vittorie "che gli lasciano vincere". Ma è proprio la perduta capacità di lotta che Landini pone alla base della propria iniziativa, indicando in questa uno strumento per recuperarla. Può darsi che si tratti di un'idea sbagliata, ma bisognerebbe spiegare perché. 

Si arriva così alla conclusione:

La coalizione sociale di Landini merita il giudizio che il ragioner Fantozzi riservava alla Corazzata Potemkin. Ed anzi, questo giudizio pare addirittura troppo generoso. La Corazzata di Landini è già naufragata.

Il difetto di articoli di questo genere è che sono inappellabili e incriticabili. Come potrebbe essere criticato un discorso che contiene solo asserzioni apodittiche?
Sono certo che Fabrizio ci darà presto modo di criticarlo, spiegando finalmente perché quella che ho indicato come uno dei possibili esiti della erigenda coalizione sociale sia invece uno sbocco certo e inevitabile.





*Chi conosca un minimo gli intrecci fra media e potere, sa che spesso i giornali italiani inventano le notizie, o le manipolano quanto basta per inquinare le acque. Ecco un caso clamoroso. Anche Landini è stato vittima dello stesso scherzo. Basti confrontare il testo dell'articolo con quello dell'intervista.













venerdì 3 aprile 2015

Il capolinea della tradizione socialista

Il Partito Socialista italiano nacque a Genova nel 1892. La FIOM a Livorno nel 1901.
Per ragioni che presto spiegherò, il patrimonio di valori dell'esperienza socialista italiana è l'unico dal quale possa essere tratto qualche elemento utile per lo scontro politico odierno.
È quindi una pena doppia constatare il grado di marcescenza a cui sono giunti gli attuali socialisti italiani, guidatio da un amico di Incalza. Nulla di inaspettato, ovvio, ma leggere cose come queste lascia comunque abbastanza desolati:

Segreteria Psi: Il partito al lavoro per la formazione di un Polo riformista antagonista alla "Coalizione sociale" di Landini 

(dal sito ufficiale del PSI)

In Italia gli unici che finora avevano perseguito l'antagonismo rispetto ai sindacati erano stati Mussolini e Berluconi (ironia della storia, entrambi per nulla estranei all'esperienza socialista). 
Oggi, il PSI vede come primo avversario la FIOM di Landini. Se si ha coscienza di quello che è stato il passato di entrambe le organizzazioni, un certo spaesamento lo si vive, nonostante tutto.
Spaesamento che aumenta quando si riflette sul fatto che, oggi, se qualcosa di simile ad un "fenomeno socialista" può nascere, è solo nell'alveo di quella coalizione sociale.